domenica 23 maggio 2010

Facebook...

A parte che da qualche mese trovo più interessante TWITTER di FB...sarà l'età...



Si sente sempre di più parlare di violazione della privacy, anche se forse violazione è una parola esagerata, ma sicuramente FB in questi anni è diventato sempre meno flessibile, sempre meno facile da interpretare nelle sue norme, sempre meno trasparente nella gestione delle informazioni dei propri utenti.

Se ne persino interessato il New York Times. Sembra che dovremo coinvolgere il bravo professore Robert Langdon per interpretare il codice Facebook: questo è il simpatico titolo dell'articolo di POST che riporta lo schema fatto da New York Times per semplificare le norme sulla  privacy elaborate da MR Mark Zukerberg e dai suoi sapienti avvocati che contengono più parole della intera costituzione delle USA.

Da il POST

La Sacra Sindone...


22 maggio 2010 in una assolata Torino ho assistito alla ostensione della Sacra Sindone.
Il desiderio c'è sempre stato, ma solo il giorno prima si è deciso di fare un salto a Torino per provare a vedere questa discussa reliquia.
Piazza Vittorio Veneto

Via PO
Senza stare troppo a discutere: zaino, macchina fotografica e via!
Arrivati a Torino abbiamo parcheggiato al comodissimo parcheggio di piazza Vittorio Veneto e da li, a piedi, attraverso via PO, abbiamo raggiunto il palazzo Madama.




Mappa della zona di Torino visitata

Visualizza TORINO SINDONE in una mappa di dimensioni maggiori

Qui c'è il link per il sito ufficiale relativo alla Sindone.

Piazza Castello
Abbiamo prenotato la visita presso il centro informazioni la mattina stessa. Ci hanno stampato un documento riportante il nominativo ed il numero delle persone incluse nella prenotazione.
Dopo un rapido pasto (insalatina e arancino), ci siamo recati nei giardini reali e dopo una lunga coda di oltre due ore, siamo entrati al Duomo.

Mentre si percorre il lungo tragitto in coda si assiste a cori, canti, gruppi di preghiera un gruppo con dei grandi cartelli ci tenevano a far sapere che arrivavano dalla Tunisia.
 Abbiamo assistito anche a lamentele per il mancato rispetto della fila, mangiate con panini e birra etc etc. più volte siamo stati richiamati al silenzio e al raccoglimento in particolare una volta entrati nella struttura all'aperto del Duomo.
Talvolta ci siamo fatti da parte per far passare chi, sulla sedia a rotelle, aveva la priorità all'ingresso.
Finalmente si accede alla struttura e ora chi sente la necessità di parlare, lo fa sottovoce. attraversiamo un corridoio a volta in mattoni ci porta sino ad una sala buia nella quale assistiamo ad una proiezione relativa alla Sindone dove ci viene spiegato: cosa è raffigurato sul lenzuolo di lino e i dettagli che contraddistinguono questa immagine. Già il silenzio si fa raccoglimento. Si assiste ai segni delle sofferenze inferte a quest'uomo, che per ragioni ancora non definite, hanno lasciato traccia su questo lino antico. Le foto sono ad elevata definizione e sono molto chiare è facile apprezzare i diversi dettagli, così come restare impressionati.
in Fondo il gruppo Tunisino
La Coda...
Sempre in silenzio, anche per i meno coinvolti e sorpresi di un gruppo della Tunisia che fosse lì a vedere la Sacra Sindone, avanziamo sino all'ingresso laterale al Duomo.
L'interno è buio filtra della luce solo dagli ingressi esterni. Non ricordo con i particolari delle navate laterali, come sempre ricche di altari, immagini sacre e dipinti. La concentrazione era interamente rivolta ad un lungo rettangolo retroilluminato sul fondo della sala. Accedendo da un lato le grosse colonne impedivano la visuale completa della Sindone. Tenevo la testa bassa per non guastarmi la visione integrale del lino che avrei avuto da li a poco.
Sono proibite, foto, filmati e soprattutto i flash. Ovviamente sono state fatte foto, riprese e qualche pirla (che abbiamo comunque perdonato) ha anche scattato diversi flash.
Una volta davanti è difficile togliergli gli occhi di dosso: da quel rettangolo orizzontale appena illuminato. Anche se agevolati dall'oscurità, a qualche metro dalla Sindone, inizialmente si fa fatica a distinguere i vari lineamenti e i dettagli come nelle foto viste poco prima.
Quando l'occhio sia abitua, pochi secondi dopo, è difficile raccontare cosa si pensa e si prova. rimani incantato ad osservare gli effetti fisici di un fenomeno non dimostrato ma che è vivido nella fede di noi cristiani. La Resurrezione.

Le riflessioni sono comunque tante:
1) non ho bisogno della Sindone per credere in Dio;
2) chiunque ha lasciato i segni su quel lenzuolo ha sofferto;
3) le ferite, il sangue, i segni delle spine e le percosse coincidono con quelle inferte a Gesù.

per tutto il resto ci si potrà accanire a verificare, testare, controllare, analizzare: la fede rimane una conquista e non l'esito di un dato analitico.



Di seguito riporto i video relativi ad una puntata del programma La Storia Siamo Noi. Segnalo inoltre diversi video e ulteriori informazioni storiche relative alla sindone nel proficuo sito di Giovanni Di Cecca.


Rientriamo verso il parcheggio facendo un salto alla Mole Antonelliana dove si concludeva la mostra del cinema inerente Gesù Cristo dal 1911, ovviamente muto ai giorni nostri.
Amando Jesus Christ Superstar, non ho saputo rinunciare a questa foto ricordo...




sabato 22 maggio 2010

La GOOGLE TV finally!!!!

Lo lascio così come da POST


Google pensa alla TV e a un nuovo formato per i video

Smart TV sarà installato nei televisori per vedere i video online e utilizzare le applicazioni
WebM è un nuovo formato video aperto che potrebbe cambiare il modo di vedere i filmati sul Web
Google è già motore di ricerca, servizio di posta elettronica, produttore di software per cellulari, piattaforma per la pubblicità online, sviluppatore di un browser tutto suo e tra poco potrebbe anche essere il distributore di una nuova piattaforma per la televisione e di un nuovo sistema per i video online. Il primo progetto sarà presentato nella giornata di oggi, riferisce il Los Angeles Times, e dovrebbe coinvolgere alcuni partner come Sony, Intel e Logitech.
Il nuovo sistema dovrebbe chiamarsi Smart TV e sarà installato direttamente sui televisori e sui decoder in grado di collegarsi a Internet. Permetterà di vedere i video disponibili online, scaricare film a pagamento e naturalmente navigare. Il modello è simile a quello già sperimentato per gli smartphone: Google offre la piattaforma, i produttori i dispositivi e gli sviluppatori le applicazioni per arricchire l’offerta specialmente sul fronte dell’intrattenimento.

Il secondo progetto, invece, si chiama WebM ed è stato presentato nel corso della Google I/O Conference che terminerà nella giornata di oggi a San Francisco (USA). Il nuovo sistema video sarà open source, dunque messo a disposizione di tutti, e potrà essere utilizzato direttamente dai browser, sfruttando gli standard HTML5.
Imporre un nuovo sistema per la codifica e la riproduzione dei video non sarà semplice, ma Google sembra avere tutte le potenzialità per potercela fare, raccontano su Cnet. Il motore di ricerca ha una presenza ingombrante sul Web, distribuisce un proprio browser e nel campo dei video detiene ormai da anni la leadership grazie al trafficato YouTube. Infine, le risorse economiche alla società non mancano e potrebbero rivelarsi fondamentali, anche nel caso delle immancabili azioni legali sui brevetti contenuti nel nuovo WebM.
Il progetto è ambizioso e Google non vuole perdere tempo. A partire dai prossimi giorni, i video caricati su YouTube saranno compressi e codificati con il nuovo WebM per testarne le capacità e sperimentare nuovi sistemi basati su HTML5, l’ultima evoluzione del codice con le quali sono costruite le pagine online, compresa quella che state leggendo ora. I tempi rapidi sono stati resi possibili anche dalla recente acquisizione di On2 Technologies, società specializzata nella realizzazione di sistemi per la codifica audio e video.
I presupposti per fare bene ci sono, ma la concorrenza? Al momento è molto agguerrita e non renderà la vita facile a WebM. Uno dei sistemi per decodificare i video più diffuso online al momento si chiama H.264, funziona bene ed è tra i preferiti di alcuni grandi protagonisti dell’informatica come Apple e Microsoft. A differenza del nuovo sistema proposto da Google, però, H.264 non è open source e viene distribuito con molte limitazioni. In compenso, H.264 se la cava bene con Flash, il piccolo programma di Adobe utilizzato per realizzare buona parte dei lettori video disponibili in Rete.
Dunque l’appena nato WebM rischia di finire da subito in un vicolo cieco? Non necessariamente. Molti produttori di browser sono ormai stufi di dover ricorrere a un programma esterno, quello di Adobe per esempio, per poter gestire i file video. Il motivo è semplice: un software esterno può causare problemi di compatibilità, a volte rallenta le prestazioni del browser e soprattutto offre poco controllo a chi produce i programmi per navigare online. Con i giusti accorgimenti, WebM potrebbe essere riprodotto direttamente dai browser, escludendo così la necessità di un plugin grazie allo standard HTML5.
L’unico grande tallone d’Achille, almeno inizialmente, per il nuovo formato proposto da Google potrebbe essere l’hardware. Il formato H.264 viene interpretato direttamente dall’hardware dei computer, cosa che alleggerisce il lavoro sul lato software evitando rallentamenti e nei casi dei dispositivi mobili una rapida fine della batteria. WebM non potrebbe fare da subito affidamento sull’hardware, cosa che potrebbe rallentare la sua adozione online. Il problema interessa comunque il breve periodo, la progressiva affermazione del nuovo sistema e la presenza ingombrante di Google indurranno probabilmente i produttori hardware ad aggiungere il supporto per WebM.

venerdì 21 maggio 2010

Sole e Acciaio...

Questo libro che ho terminato i giorni scorsi non per la prima volta, e quasi sicuramente non per l'ultima: è un testo personalmente di non immediata  comprensione in particolare di alcuni concetti filosofici. 
Non ho svolto studi umanistici e non ho una cultura filosofica tale da consentirmi una scorrevole lettura di questo testo. Questo mi ha portato a  leggere con attenzione ogni frase riflettendo sul contenuto 
La conoscenza dell'autore, della sua filosofia, dei suoi romanzi (non ho ancora letto tutto) e della sua vita, facilitano l'avvicinarsi al suo tempio privato. Difatti sole e acciaio è una profonda analisi introspettiva dell'autore stesso in un momento particolare della sua vita in cui decide di migliorare il proprio fisico (il giardino) dopo aver curato il suo io intellettuale (la casa) tramite il calore e lo splendore del sole e l'ausilio dell'acciaio dell'aratro e della zappa. Una libera scelta che abbiamo tutti noi di nel gestire al meglio il nostro giardino senza lasciare questa responsabilità al destino. Una analisi dell'io corroso delle parole e dal loro rapporto con la realtà: la parola è un mezzo che trasforma la realtà per trasmetterla alla nostra comprensione. Un processo di trasformazione a volte deleterio.
L'intera introspezione passa attraverso estetica, stili letterari, azione fisica, esperienze autobiografiche, i diari di Amiel e l'immancabile ed affascinante romanticismo per la morte che a noi occidentali fa tanto ribrezzo o forse solo paura. Due anni dopo questo libro, Yukio Mishima si suiciderà secondo l'antico e formale rituale del seppuku, subito dopo aver arringato i soldati in una base militare mentre aveva ne aveva in ostaggio il comandante:  sollecitando virtù e valori dimenticati che hanno lasciato lo spazio al consumismo e alla cura dell'interesse personale.

sabato 24 aprile 2010

RLM 101: il corpo faccia quello che vuole io sono la mente...

Questa frase ha una forza devastante soprattutto se detta da una donna di 101 anni, lucida, consapevole e tesa a tenere alta l'attenzione della ricerca "mancata" nel nostro Paese, con conseguente fuga di cervelli.
Rita Levi Montalcini, in questa intervista di Riccardo Luna in occasione del suo compleanno (22 aprile 2010), esprime la sua priorità nel desiderare come regalo "...più interesse e sostegno per la ricerca..." nonostante "...l'Italia sia ricchissima di materiale umano...".
Ascoltare questa, purtroppo breve, intervista è motivo di emozione e di riflessione: sia sul tempo e di come questo vada spesso sprecato...e su come vadano sprecate risorse fondamentali per lo sviluppo di un Paese che ha un futuro e che in un futuro ci crede. Ma forse il problema vero sta proprio nel fatto che la vista dei nostri "statisti" è pari alla data delle prossime elezioni anziché all'arrivo della prossima generazione...

Rita Levi Montalcini - L'intervista



Da WIRED.IT

Sul suo volto il tempo ha disegnato i segni di giorni lieti e giorni amari. Giorni a cui le ha saputo aggiungere vita, usando un'espressione che le è cara. Rita Levi Montalcini ha festeggiato 101 anni ma è stata lei a fare a tutti un grande regalo. Il suo compleanno si è trasformato in una diretta web dedicata al tema della ricerca che da Bologna su Rita101.tv si è propagata a in tutta Italia grazie a 200 web tv collegate in contemporanea e alle tante adesioni arrivate anche dai grandi gruppi, da Repubblica.it a Corriere.it, da Treccani.it ai Rainews24, fino a Sky, che ha trasmesso la diretta sulla sua piattaforma. E poi i collegamenti via Skype dei nostri “italiens” rapiti dalle università degli altri paesi e i racconti di chi, invece, resta. Rita ha saputo essere il motore di una tempesta che ha attraversato la Rete. Eccone un breve riassunto.
 LE DIFFICOLTA' DI FARE RICERCA IN ITALIA
Visto come stanno le cose in Italia preferisco rimanere qui” ammette amaro un ricercatore in collegamento da Washington. I motivi li sintetizza Riccardo Iacona, autore dell'inchiesta “Viva la Ricerca”, in cui ha raccontato la storia del team del professor Merletti, del Politecnico di Torino, dove 2/3 dei personale che fa ricerca è precario. Il gruppo di lavoro “straordinario” di Merletti si è tristemente smembrato. L'entusiasmo dei giovani non è infinito: si arrende alla precarietà e alla mancanza di prospettive per il futuro. “O dai una stabilità, oppure i ricercatori scappano all'estero, dove li assumono senza nemmeno guardarli in faccia, solo leggendo il curriculum. Se potessero tornare, tornerebbero, ma non a queste condizioni” taglia corto Iacona. I motivi di questa situazione li spiega Andrea Cammelli, direttore di Alma Laurea: “L'Italia spende poco in ricerca, solo l'1,2 % del Pil. La Germania spende due volte tanto, i paesi scandinavi il triplo”: Altra anomalia: lo scarso legame con i privati, che nella ricerca investono poco. E se le risorse sono poche, il rischio di spenderle male è ancora più alto. “L'Italia è un mondo d'indecisione, di burocrazia, di finanziamenti dati e poi negati” spiega Marcello Vecchi, del centro ricerche Enea.

LA FORZA E L'ESEMPIO DI RITA: UN'ICONA DELLA SCIENZA
Il corpo faccia quel che vuole, io sono la mente”. A Rita Levi Montalcini il coraggio e la forza di volontà non mancano. E' stata capace di rimettersi in piedi e tornare a camminare appena dopo un mese e mezzo la rottura del femore, come ha raccontato il direttore di Wired Italia Riccardo Luna, che l'ha incontrata per una breve intervista. Del resto Rita ha dovuto fare i conti con le leggi antiebraiche e con i tutti i pregiudizi che in Italia le donne continuano ad incontrare. Ma non si è mai arresa. Lo dimostra anche adesso, continuando a curare il lavoro dell' Ebri, l'istituto di ricerca sul cervello, da lei fondato e che è un fiore all'occhiello nel panorama mondiale.
La scoperta del fattore di crescita nervosa, che le è valso il premio Nobel per la Medicina, continua ad essere fonte di nuove ricerche. Tutto questo la rende un emblema per chi stringe i denti e continua a credere nell'impegno quotidiano per migliorare la conoscenza umana, in maniera disinteressata, guidata soltanto dall'amore per il mondo. E' per questo che continua ad essere un punto di riferimento per i ricercatori. Lo testimoniano i videobox, i post su Twitter, le mail di tanti che, in Italia e all'estero, stringono i denti e continuano a crederci. Quelli che non mollano e che la considerano una sorta d'icona. Come Rachele Castro, siracusana, che dopo la laurea, insieme ad altri colleghi, s'impunta. E fonda un'azienda che fa ricerca investendo tutto sull'innovazione legata all'ambiente. Come il Collettivo 99 dell'Aquila, un gruppo di tecnici interdisciplinari e dottorandi di ricerca, che stanno progettando di ricostruire la città in maniera ecosostenibile.

L'INTERVISTA DEL DIRETTORE DI WIRED E GLI AUGURI DELLA RETE
Il regalo più grande è il sostegno alla ricerca nel nostro paese”. Rita non ha dubbi e lo dice chiaramente a Riccardo Luna, che è andato a trovarla per un colloquio nella sua casa di Roma. “Il capitale umano dei giovani ricercatori è il più grande patrimonio del nostro paese e non è mai stato considerato. Ed è un capitale superiore a quello di tanti altri paesi”. Il pensiero di Rita sono sempre loro, i giovani ricercatori.
È da lei, una delle tre grandi donne che ho avuto la fortuna d'incontrare quest'anno, insieme a Shrin Ebadi e a Yoani Sanchez, che mi è arrivata l'ispirazione a candidare Internet al Premio Nobel per la Pace” racconta il direttore di Wired. Internet, che Rita Levi Montalcini ha definito senza dubbio la più grande invenzione del Novecento. Internet, quella rete di persone che hanno riversato il loro affetto su di lei. Una geek girl di 101 primavere.
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