lunedì 24 gennaio 2011

Facebook, Joe e i nostri profili...

...sulla privacy di FB se ne era parlato già in passato, del fatto che tutti i cazzi nostri sono online, forse facciamo finta di niente o ci sentiamo al sicuro solo per il fatto che "ci sono talmente tante persone che non può essere un cosa pericolosa o negativa" oppure per semplice incoscienza. Certo è che i nostri dati sono lì a disposizione di chi ne vuole usufruire o di chi ne può usufruire con una autorità istituzionale legata a motivi di Sicurezza Nazionale o Sicurezza della Poltrona...punti di vista.
Tunisia - Rivolta del Pane - (foto ANSA)
Certo è che i social network, seppur denigrabili, sono dei nuovi sistemi di aggregazione attraverso i quali passano le più svariate tendenze. Quando necessario i SN diventano sistemi di aggregazione e informazione di un dettaglio, di una puntualità e affidabilità inimmaginabili twitter in Iraq e Facebook sia in Egitto prima ed in Tunisia poi, hanno veicolato notizie, raccolto informazioni, organizzato cortei, aggiornato avvenimenti divenendo talvolta (e non esagero) l'unica possibilità di tam tam, di passaparola, di sensibilizzazione con l'opinione pubblica locale ma soprattutto estera.
Questo lo sa anche chi spesso ha paura di tali sistemi di aggregazione e comunicazione. Difatti al momento opportuno, vengono oscurati, chiusi l'accesso diventa impossibile (provate ad accedere al sito di Wikileaks) connettersi.
Ma questa volta in Tunisia, prima dello scoppio delle rivolte, prima che Moncef Ben si desse fuoco  nel mercato di Sidi Bouzid, le autorità governative tunisine stavano operando attraverso gli account di FB per schedare, tutta una serie di profili con lo scopo di controllare questo canale di informazione.
Joe Sullivan - Chief Security Officier di Facebook
New York TImes
In Tunisia il Governo non ha bloccato l'accesso al sito. ha piuttosto copiato le identità con lo scopo di acquisire informazioni.
L'uomo nella foto sulla destra è Joe Sullivan lavora a Palo Alto in California presso la sede di Facebook e si occupa della sicurezza del famoso social network. Il suo team ha riscontrato movimenti di accesso ai profili FB in Tunisia non usuali. 
il Post spiega come sono andate le cose e come sono corsi ai ripari...
Certo è che i nostri profili, evidentemente non sono abbastanza sicuri e che, sinceramente avrei un'aspettativa diversa da un social network che vanta diverse centinaia di migliaia di iscritti al mondo in costante crescita

giovedì 20 gennaio 2011

Nuovo Anno Nuovo Format...

...lo so che non è appena iniziato, lo so che sto formato non è poi così nuovo...ma non è il precedente!!
da agosto scorso che non scrivo...sul blog! devo dire che in questi mesi ho cercato diverse soluzioni per rinnovare questo spazio e alla fine sono tornato qui...anche se non mi fermo (studio CSS e HTML + qualche Web Editor) per creare esattamente ciò che vorrei...
non sarà facile, il tempo è sempre quello: poco e il livello di pigrizia da combattere è elevato...

Beh!! iniziamo...buona giornata!

Buongiooooooooornoooo...

sabato 21 agosto 2010

USA 2010

Ecco la prima selezione foto delle vacanze di questa estate già trascorsa...
il viaggio è stato impegnativo per 19 giorni e oltre 4000 km attraverso le seguenti tappe:
Los Angeles
Venice











Death Valley
Bad Water +50°C - 85m











Las Vegas
Bellagio













Zion NP











Bryce NP










Arches NP












Monument Valley










Antelope Canyon
Colorado River










Grand Canyon










Joshua Tree NP










San Diego











Los Angeles

"Lei è qui" il terzo capitolo...

mi scuso con quanti hanno sollecitato la pubblicazione attesa in effetti per la metà di agosto, ma era ferragosto anche per me...
...come già fatto in  occasione dell'introduzione del secondo capitolo, anticipo le prime righe del terzo e auguro buona lettura...

"La Gardenia è una pianta che fa parte delle Rubiaceae diffusa in Africa, Asia e Oceania e deve il suo nome al naturalista scozzese Alexander Garden che l'ha classificata.
Essere naturalisti e chiamarsi giardino."


sabato 31 luglio 2010

Aisha...

Il TIME accompagna la foto di una donna afgana con la dicitura


potrebbe sembrare l'introduzione in copertina per un altro articolo per mantenere lo stato di guerra in terre lontane da casa per assicurare benessere economico nel mondo occidentale, ma questo, seppur importante, è un altro argomento.
Si parla invece di Aisha. E' la ragazza della foto. E' la ragazza che dopo aver tentato di ribellarsi e scappare dalle botte del marito e dalle angherie dei suoceri ha subito una mutilazione brutale al suo volto.

foto di Jodi Bieber per Time
Quando ho sentito di questa storia, ho pensato a quante altre non conosco, a quante altre sono passate sotto il silenzio delle tradizioni e delle convinzioni giustificate da dogmi religiosi, a quante per non essere deturpate, subiscono quotidianamente nel silenzio delle lacrime.
Non posso dire che questo giustifica la presenza di truppe armate di una alleanza alla quale facciamo parte, sono certo che persone come Aisha avrebbero meritato una vita diversa.

di seguito il post scrive della storia di Aisha

La foto di Aisha

Time mette in copertina una ragazza di 18 anni che per esser fuggita dal marito ha avuto il viso mutilato
Il direttore spiega la difficoltà della scelta
Aisha, una ragazza afghana di 18 anni, non ne poteva più delle percosse del marito e del maltrattamento dei suoi suoceri, che la trattavano come una schiava. Un giorno decise di farsi coraggio e cercò di fuggire di casa, ma fu rapidamente rintracciata dai familiari e condannata da un irremovibile comandante dei talebani. Mentre il cognato le teneva fermo il capo, il marito estrasse un coltello per asportarle naso e orecchie.
L’immagine del volto mutilato di Aisha è sulla copertina di questa settimana di Time. La rivista ha deciso di pubblicare un ritratto della donna per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’attuale condizione delle donne in Afghanistan a quasi nove anni dall’inizio della guerra e, come dice il titolo, porre la questione di “Che cosa succede se andiamo via dall’Afghanistan”. La riflessione arriva in un momento in cui le spinte a chiudere quella guerra e quella presenza da parte dei militari americani sono molto intense, e Time ha deciso di dare ai suoi lettori elementi per non aderirvi a cuor leggero. La scelta di illustrare l’inchiesta con una foto di Aisha è stata difficile, spiega il direttore della rivista Richard Stengel in un editoriale:
Ho pensato a lungo se mettere o meno questa immagine sulla copertina di Time. In primo luogo, volevo essere certo della sicurezza di Aisha e del fatto che potesse comprendere che cosa implicasse essere sulla copertina. Lei è consapevole di diventare il simbolo del prezzo che le donne afghane devono pagare per le ideologie repressive dei talebani. Ci hanno inoltre confermato che Aisha si trova in un posto sicuro protetto da alcune guardie e sostenuto dalla organizzazione non governativa Women for Afghan Women. Aisha sarà poi portata negli Stati Uniti per una operazione di chirurgia plastica ricostruttiva sponsorizzata dalla Grossman Burn Foundation, un’organizzazione umanitaria della California. Stiamo sostenendo questa iniziativa.
Sono consapevole del fatto che questa immagine sarà vista anche dai bambini, che la troveranno certamente sconvolgente. Ci siamo consultati con alcuni psicologi sul potenziale impatto della foto. Per alcuni i bambini sono ormai abituati a vedere immagini violente sui mezzi di comunicazione e dunque la foto avrà scarso effetto, mentre altri ritengono che i bambini la troveranno spaventosa e sconvolgente. […] L’ho mostrata ai miei due bambini, di 9 e 12 anni, che si sono subito dispiaciuti per Aisha e hanno chiesto perché qualcuno le abbia fatto una cosa del genere. Mi scuso con i lettori che troveranno l’immagine troppo forte, e vi invito a commentare sull’impatto dell’immagine.
La vicenda di Aisha è solo una delle tante storie di violenza sulle donne che accadono ogni giorno in Afghanistan. Nell’inchiesta pubblicata su Time, Aryn Baker spiega che nonostante i progressi ottenuti nel contrastare i talebani, i diritti umani vengono costantemente violati in molte aree del paese. Le donne afghane, spiega la giornalista, temono che l’annunciato piano dell’amministrazione americana e della NATO per lasciare progressivamente il comando in mano alle forze militari dell’Afghanistan possa far peggiorare le loro condizioni.
Da tempo il presidente afghano, Hamid Karzai, preme per aprire il dialogo con i talebani nel tentativo di pacificare il paese. Secondo le organizzazioni non governative che si occupano della tutela delle donne afghane, se questa percorso proseguisse i diritti delle donne potrebbero essere nuovamente sacrificati in nome della pace. Dare più spazi di legittimità ai talebani potrebbe far aumentare ulteriormente gli episodi di violenza come quello che ha dovuto subire Aisha.
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